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L’ANTICA FESTA DI CARNEVALE A LUCERA

Agli inizi del secolo scorso il Carnevale di Lucera figurava tra i più importanti della provincia di Foggia.

Veniva costituito un apposito Comitato per la programmazione e l’organizzazione delle numerose manifestazioni carnevalesche che coinvolgevano l’intera Città.

L’inizio del Carnevale avveniva la prima domenica ed era annunciato alla cittadinanza con tre spari di mortaretti. Iniziava così la prima manifestazione carnevalesca con il saluto di Carnevale, gran mascherata del Comitato ed abbondante getto di fiori, confetti e coriandoli per le vie della Città.
Durante le domeniche successive vi era un servizio permanente della Banda Musicale nei luoghi designati, la cavalcata dei Clowns sugli asini con il premio messo in palio assegnato all’asino che giungeva ultimo nella corsa.

Si svolgevano alcuni veglioni nel Teatro Garibaldi, corsi di maschere e carri con getto di coriandoli e confetti, il giuoco della cuccagna e una lotteria di beneficenza in Piazza Duomo con il tradizionale giuoco della Secchia Piovente, che si svolgeva in Piazza Tribunali: consisteva nell’infilzare un recipiente pieno d’acqua senza essere bagnati, a cavallo degli asini. I partecipanti erano vestiti da gladiatori.

Il Carnevale si concludeva con un festival in Piazza Duomo, fantasticamente illuminata e allietata dal suono della musica cittadina, con fiera, balli, canti, cena e fiaccolata.
Significativa la manifestazione dei Patrizi risalente al 1903. Muovevano dalla sede del Comitato, allora ubicata nel palazzo Colasanto in Via Federico II, una delle principali vie di Lucera, e le carrozze giungevano nella superba Piazza venendo da Piazza Mercato.

I patrizi salivano sul palco facendo inchini e dignitose riverenze al popolo che applaudiva. Dopo una decina di minuti giungeva l’ultima carrozza con il patrizio dei patrizi, Marco de Giovine, presidente del Comitato del Carnevale Lucerino, accompagnato dai suoi aiutanti.
Nuovi inchini, nuove riverenze, strette di mano e conversazioni mimiche animatissime fra i primi e gli ultimi arrivati, che facevano divertire la folla e le signore affacciate ai balconi dei palazzi gentilizi della città.

Mentre il pubblico era intento a seguire la mimica dei patrizi, giungeva un corriere ben vestito a cavallo di un focoso destriero. Si avvicinava al palco per consegnare un foglio ad un valletto e scompariva.
Il capo dei patrizi leggeva il foglio con lieta meraviglia, lo mostrava ai colleghi che si abbandonavano a dimostrazioni di gioia. Allora il pubblico intuiva che quel foglio annunciava l’arrivo delle maschere e con ansia aspettava.

A seguito di uno sparo di mortaretto spuntava la prima carrozza con due Rugantino (Lascala e Patrono); poi la seconda con due Pulcinella (Fiore e De Troia), la terza con due Meneghino (Russo e Faccilongo), la quarta con due Gianduia (Accinni e Accinni), la quinta con due Stenterello (Leone e Schiamone), la sesta con due Pantalone (Squadrilli e Lepore), la settima con due Ruzzante (Marotta e Lupo) e la nona con due Arlecchino (Severino e Lucera).
Quando ogni carrozza si fermava vicino al palco, scendevano le maschere accolte con gioia dai patrizi e si acclamavano le loro rispettive patrie: Roma, Napoli, Milano, Torino, Firenze, Venezia, Bologna, Padova e Bergamo.

Sul palco Patrizi e maschere si abbracciavano regalandosi fiori e confetti. Quindi si procedeva ad ordinare il corteo. Un battistrada a cavallo era seguito da due trombettieri anch’essi a cavallo.
Seguivano poi le nove carrozze, in ciascuna delle quali vi erano due maschere e un patrizio. Il corteo partiva da Piazza Duomo e si muoveva per tutto il centro storico gettando fiori lungo il cammino per rientrare alla fine nel Palazzo Colasanto.

I costumi utilizzati per l’occasione erano realizzati da Francesco Amodeo, le maschere fornite dalla ditta Natali di Bologna, le trombe da Ermenegildo Bonadei di Foggia, tutto si svolgeva come nelle grandi feste pubbliche delle maggiori città d’Italia.
Il Carnevale terminava con sfilate di maschere e carri per le vie della città, l’addio del Carnevale con carro di chiusura accompagnato da un folto corteo di maschere, preceduto e seguito da bande musicali.

Al termine seguiva una ricca premiazione al miglior carro per concetto ed esecuzione, alla migliore mascherata che maggiormente era riuscita a divertire il pubblico, alla maschera dei veglioni ritenuta più elegante.

TRATTO DAL GIORNALE “IL NUOVO FOGLIETTO N. 2” DEL 31 GENNAIO 2003
AUTORE: Michele Conte


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