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NATALE: TRADIZIONI E GASTRONOMIA

Il Natale di una volta era quello della vecchia Daunia frequentata dai pastori abruzzesi che sostavano per tutta la stagione invernale in Capitanata per la transumanza delle loro greggi. I pastori erano gli attori di caratteristiche usanze folcloristiche oggi del tutto scomparse, ma riportate ancora dalla tradizione popolare di padre in figlio.

La notte di Natale si assisteva ad un avvenimento significativo: a frotte accorrevano i pastori dei dintorni per prender parte alla processione del “Christus”, il divino bambino, che era portato in giro per la chiesa da uomini esotici, che indossavano vestiti inusuali, giacche e gambali di rustiche pelli, sulle spalle grossolani mantelli di lana grezza e un grosso cero in mano.

Altri seguivano il corteo con altrettanti ceri in mano, era un presepe vivente che si svolgeva con pastori veri e non comparse e in questa “mistica notte” era spettatrice tutta la folla cittadina.
Il presepe, però, resta sempre il simbolo delle festività natalizie.

Un esempio di presepe settecentesco è quello che si trova nel Museo Civico “G. Fiorelli”, donato al Comune di Lucera dalla nobildonna Giuseppina Spagnoletti Zeuli in De Troia; restaurato da don Eduardo Di Giovine ed esposto in un primo tempo presso la chiesa di San Domenico.

Un rito, che in alcuni paesi è ancora presente alla vigilia dell’Immacolata e di Natale, è quello del falò (fanoja), una tradizione esclusiva dei paesi del sud; non mancano tradizioni in tal senso anche in altre nazioni come in Francia dove si accendono le “failles”, quelle stelline di fuoco che si liberano dalle fiamme del rogo mentre arde la legna.

Anche questa tradizione lucerina ha un significato religioso che vuole il fuoco della “fanoja” necessario a riscaldare Gesù Bambino che nasce poverello in una fredda stalla.
L’accensione della “fanoja” era una pratica riservata ai giovani, infatti soprattutto loro andavano in giro a raccogliere legna alcuni giorni prima delle Vigilie. Si incamminavano per orti, nelle vigne e persino nei boschi e non tornavano se non con un grosso carico.

Anche le ragazze collaboravano chiedendo legna alle famiglie, se qualcuna si rifiutava, la sera della vigilia, non solo non poteva attingere il fuoco dalla grossa brace, ma veniva presa di mira da tutti i ragazzi della strada.

Il momento più bello era quello dell’accensione: si spargeva la voce in un baleno e tutta la gente del vicinato si portava attorno al falò per festeggiare l’avvenimento.
A fanoje! A fanoje! – Si gridava – e tutti uscivano dalle case per non perdere quello spettacolo straordinario. Le fiamme alte si stagliavano verso il cielo squarciando il buio e illuminando visi, case e strade, proprio come le luminarie delle feste patronali di agosto, ma con un calore più dolce ed umano.

La gente guardava e sorrideva e, magari, si scambiava le impressioni, raccontando anche le vicende dei figli che, per molti giorni si affaccendavano all’uscita di scuola per correre in campagna a far la legna “pe fa venì n’a bèlla fanoje!
Insomma, attorno al falò si diventava una sola grossa famiglia, per questo le persone più anziane ricordano con piacere quei vecchi tempi così intimi.

Fra le tante tradizioni del magico periodo natalizio, una è comune in tutto il mondo, quella di preparare dolci o anche liquori con delle ricette tramandate da nonna a nipote, da anni e da secoli e che ancora oggi ritornano sulle nostre tavole.

Tra i più conosciuti ricordiamo le mandorle ricoperte con lo zucchero, meglio conosciute come “menele atterrate”, i calzoncelli, deliziosi dolcetti ripieni di castagne, o con crema di ceci cioccolata, mandorle tritate, noci, il tutto imbevuto nel dolce vincotto.
La loro forma di cuscinetti rappresenta, nella tradizione popolare, tanti piccoli guanciali per il Bambinello Gesù che dovrà nascere.

Sempre nello stesso vincotto sono imbevuti anche altri tipici dolci natalizi, le cartellate, strisce dentellate di pasta che, attorcigliate in fantasiose forme circolari, rappresentano, per tradizione, le lenzuola per il Bambinello della Notte Santa.

Escludendo il vincotto, che liquore non è, ricordiamo alcuni liquori preparati in casa che oggi sono tornati in auge, il limoncello e il mandarino. Si utilizzano le loro bucce cercando di tagliarle molto sottili e si mettono al buio a macerare nell’alcool per un certo tempo.

FONTI: Autore: Carmine de LEO
Titolo: Natale, tradizioni e gastronomia di Carmine de Leo
Edizione: Associazione Culturale “Nuovi Spazi” Grafilandia 1994;

Autore: Raffaele MONTANARO
Titolo: Da ati timbe (Atri Tempi) ANNO 1997
Edizione: “Il Centro” Lucera

Le ricerche bibliografiche sui mestieri e le feste tradizionali lucerine sono state effettuate da Rosa D’Errico ed Anna Maria Longo, Servizio Accoglienza Turistica Comunale.


TESTI A CURA DELL’UFFICIO PROMOZIONE TURISTICA E DEL CENTRO INFORMAZIONE TURISTICA DEL COMUNE DI LUCERA - FOTO MICHELE FOLLIERO
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